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in questo blog: notizie,leggi, decretti, informazioni sul mondo del lavoro, storia, tradizioni, politica, e tutto quanto fa parte della società civile......... Mi piace citare qui questa frase: "Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono a niente o non vale a niente lui" (Ezra Pound)

Chi sono

Utente: calcutta
Nome: Anto
A me piace la politica, ne sono appassionata da sempre, mi sono avvicinata al partito socialista perchè condivido alcuni importanti processi di cambiamento per il paese per cui il partito socialista si batte. Con questo non voglio impedire a nessuno di manifestare liberamente il proprio credo politico anzi,credo che nel pieno rispetto collettivo, ogniuno di noi possa esprimersi liberamente anche su questo argomento. A me piace sempre dire: "il mondo è bello perchè in esso ci sono varietà di pensiero che convivono" By Anto

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sabato, 04 luglio 2009

Napolitano non firmerà il ddl Alfano sulle intercettazioni.

 

 

 Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiama al Quirinale il ministro della Giustizia Angelino Alfano per fare il punto sul ddl intercettazioni. Il provvedimento, non è ben visto dall'opposizione ed è contestato da magistrati e giornalisti che contro la riforma hanno indetto uno sciopero il 14 luglio. Secondo quanto riporta La Repubblica, il capo dello Stato non avrebbe nascosto una certa preoccupazione per queste "accese tensioni". Puntando ad esercitare, nei limiti delle sue prerogative, una moral suasion nel tentativo di recuperare un confronto sereno e proficuo tra i poli in Parlamento. La materia è delicata, si sarebbe osservato, ed andrebbe affrontata con la calma e gli approfondimenti necessari.Martedì si concluderà la discussione generale - Il ddl, infatti, è all'esame della commissione Giustizia del Senato e martedì si concluderà la discussione generale. Quindi nella stessa serata scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti. Il Guardasigilli, secondo quanto si è appreso, avrebbe illustrato il testo punto per punto e lo avrebbe difeso ricordando che anche la relatrice del ddl, il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, in una sua recente intervista, lo definì "il migliore dei testi possibili". Il confronto tra Pdl e Lega, avrebbe assicurato Alfano, è stato serrato ed approfondito e il provvedimento conterrebbe ciò che era il programma di governo sul punto. In più, il ministro avrebbe ricordato il suo iter: varato dal Consiglio dei ministri un anno fa, sarebbe stato licenziato, dopo varie modifiche, dalla Camera con un voto di fiducia "a larga convergenza" nel senso che aveva ricevuto, "complice" lo scrutinio segreto, anche 17 voti dall'opposizione.I nodi da sciogliere - Napolitano, che del ddl aveva già parlato mercoledì nel suo incontro con il presidente del Senato Renato Schifani, non avrebbe rinunciato ad invitare a cercare il dialogo sui punti che suscitano le maggiori perplessità. Tra i nodi da sciogliere uno in particolare preoccupa molto magistrati e centrosinistra: se la legge passasse così com'é, per intercettare ci dovrebbero essere "evidenti indizi di colpevolezza" e non più "gravi indizi di reato". Il che, osservano anche le toghe antimafia, comporterà una compressione notevole delle indagini perché non basterà più che sia stato commesso un reato per indagare anche con gli ascolti telefonici. Ma si dovrà avere la certezza che a commettere il crimine sia stato Tizio e solo nei suoi confronti si potrà intercettare. Il che, avevano osservato, significa che non si potrà più indagare contro ignoti. E questo avrà delle conseguenze serie anche per le indagini antimafia, nonostante la maggioranza continui a parlare di "doppio binario", perché di solito si arriva a contestare un reato come l'associazione mafiosa solo dopo aver scoperto una rete di "reati comuni" come possono essere quelli ambientali o l'estorsione.Probabile una nuova modifica al testo - Così anche nel centrodestra si starebbe facendo strada l'ipotesi di una modifica del ddl, magari "non sostanziale", ma che sia il segno di buona volontà e che possa spingere il centrosinistra a garantire, in cambio, una corsia preferenziale per far approvare il testo, comunque, in tempi rapidi. Accettare di fare un passo indietro soprattutto quando si è già chiesto un voto di fiducia, però, non è semplice. Così se modifica dovrà essere potrebbe arrivare con un emendamento presentato da qualcuno della maggioranza. Comunque sembra che i ripensamenti non manchino soprattutto da parte dei parlamentari siciliani. Si comincerebbe a capire che la riforma potrebbe rivelarsi un boomerang: la sua norma transitoria, infatti, ne vieta l'applicazione alle indagini in corso al momento dell'entrata in vigore della legge. Così non solo non sarà un freno alle inchieste, ma da qui all'entrata in vigore del ddl, si moltiplicherebbero quelle nuove.

postato da: calcutta alle ore 18:19 | link | commenti
categorie: politica
domenica, 14 giugno 2009

Note di Mauro del Bue

Perchè non fare l’Alleanza dei socialisti e dei democratici anche in Italia?

In politica i socialisti italiani devono essere realisti e coerenti. Realisti, e pensare che i reduci del vecchio Psi non non sono riusciti e non riusciranno a rilanciare una forza socialista in Italia. Dopo quindici anni di tentativi è inutile continuare a illudersi e a illudere. Il bilancio deve essere onesto. Nè a sinistra, nè tanto meno a destra, è rinato il Psi o una forza che dal Psi ha preso piede. I tentativi sono stati tanti e anchecon collocazioni opposte. Niente da fare. Qualcuno potràritenere che è colpa dei diversi gruppi dirigenti che si sono alternati all guida dei diversi partiti della diaspora. E può esserci del vero.La verità è che quando ci siamo riuniti abbiamo subito una desolante sconfitta. Ma non pensoche questo sia un elemento fondamentale. E non solo perchè non c’è una prova contraria (potevamo avere dirigenti diversi e non riunificarci, ma quale sarebbe stato il risultato?), ma anche perchè l’operazione di rilanciare i vecchi partiti non è riuscita a nessuno. C’è forse in Italia la Dc, c’è forse il Pci? Si può dire che ci sono ex democristiani e che ci sono ex comunisti in abbondanza. Ma anche ex socialisti sono in prima fila, proprio perchè non hanno tentato di rilanciare il Psi. E sono presenti, ma con altre identità, è inutile negarlo, più nel centro destra che nel centro sinstra. Le ultime elezioni amministrative hanno oltretutto messo in rilievo che il già basso consenso dello Sdi, dopola Costituente,si è quasi dimezzato ovunque. E’ giusto cercare un’altra strada. Anzi l’unica strada, per essere coerenti. Noi vogliamo essere interpreti del socialismo europeo, o meglio del confronto che già s’è aperto nella sinistra europea per affrontare la sua crisi? E allora rilanciamo in Italia ciò che i socialisti europei hann0 fatto in Europa. E cioè l’Alleanza dei socialisti e dei democratici.Un’intesa che si può contrarre (forse un partito, forse una federazione, forse solo un’alleanza) tra coloro che sono parte del socialismo europeo (penso a noi, a Sd, forse a Vendola, se ci sta) e i democratici italiani. I quali ultimi non devono pensare al Pd come alcontenitore esclusivo di chi non è più, o non è ancora, socialista europeo, oppure come centro propulsore di una forza di tutti coloro che stanno indistintamente alla sua sinistra, come s’è scritto. Ma dovrebbero,se vogliono esserecoerenti con quanto avvenuto al Parlamento europeo, lanciare il progetto della costruzione di un “soggetto” tra socialisti, intesi in sensolargo, e democratici. A me pare l’unica via di uscita. Ne potremmo parlare senza inibizioni?

postato da: calcutta alle ore 16:44 | link | commenti
categorie: dibattito aperto
martedì, 09 giugno 2009

Europarlamento: stop ai sardi

Uggias spera, Calia ricorre

Europarlamento: stop ai sardi Uggias spera, Calia ricorre Il parlamento europeo

 

Prima dei non eletti è Francesca Barracciu, Pd, che ha superato la candidata del Pdl Maddalena Calia. Quest'ultima annuncia ricorso alla Corte Europea per 'errata interpretazione' della legge elettorale . Potrebbe spuntarla Giommaria Uggias: il candidato dell'Idv volerebbe a Strasburgo per effetto delle rinunce dei colleghi

Niente da fare per Francesca Barracciu e Maddalena Calia. Malgrado il successo personale, entrambe hanno ottenuto oltre 100 mila voti, il meccanismo della legge elettorale delle Europee impedirà il loro ingresso nell'aula di Strasburgo. Francesca Barracciu evidenzia l'effetto-astensionismo: "sarebbe bastata un'affluenza appena superiore per garantire l'elezione di un candidato". Maddalena Calia annuncia la possibilità di un ricorso alla Corte Europea a difesa della volontà degli elettori sardi. Secondo la candidata del Pdl il meccanismo elettorale si sarebbe prestato a un'errata interpretazione, relativamente alle preferenze riportate in proporzione alla popolazione residente. Chi potrebbe approdare all'europarlamento è il candidato dell'Italia dei Valori Giommaria Uggias. Con oltre 17mila preferenze, Uggias si è classificato dietro Antonio Di Pietro, Leoluca Orlando, Sonia Alfano e Luigi De Magistris. I primi due resteranno nel Parlamento italiano, gli altri opteranno per il seggio conquistato in altre circoscrizioni. Un 'rimescolamento' che aprirebbe la strada di Strasburgo al candidato olbiese.

LE URNE. Nessun candidato sardo è riuscito nell'impresa di arrivare al Parlamento europeo. Prima dei non eletti è Francesca Barracciu, che ha ottenuto il maggior numero di voti. Con 116.935 preferenze (dati provvisori del Ministero dell'Interno) ha superato l'altra donna candidata nel Pdl, Maddalena Calia, europarlamentare uscente, che ha ottenuto 115.194 voti (terza non eletta dopo due candidati siciliani). Dietro i due principali sfidanti l'altro esponente del Partito democratico Bruno Dettori che ha ottenuto 57.655 preferenze, seguito da Gian Benedetto Melis (Udc) con 19.833 voti. Restando sopra i 10mila voti, ma sempre fuori dall'Europarlamento, Giommaria Uggias dell'Idv con 17.401 preferenze e Angelo Francesco Cuccureddu (La Destra-Mpa-Pensionati e alleanza di centro) con 10.907.

 

(fonte:  l'unione sarda)

postato da: calcutta alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: politica
martedì, 26 maggio 2009

Il giudice reintegra Mentana, Mediaset: sentenza sorprendente

 Enrico Mentana deve essere reintegrato nel programma Matrix come realizzatore e conduttore del programma informativo trasmesso da Canale 5. Lo ha deciso il giudice del tribunale del lavoro di Roma, Guido Rosa. Il giudice, che ha accolto un ricorso presentato dall'avvocato Domenico D'Amati, ha condannato Rti al pagamento dei danni.matrix_jpg_1221031051

"Licenziamento illegittimo" - Nel ricorso presentato dal giornalista era stato lamentato il fatto che Mentana fosse stato dimissionato ed illegittimamente licenziato dalla società Mediaset di cui era dipendente. La vicenda scaturì dalla polemiche seguite dalla decisione aziendale di mantenere inalterata la programmazione di Canale 5 in occasione della morte di Eluana Englaro, in seguito alla quale il rapporto tra il giornalista e l'azienda si interruppe.
Mediaset: sentenza sorprendente - "Mediaset prende atto della sentenza, a nostro avviso sorprendente, emessa dal Tribunale di Roma nella causa intentata da Enrico Mentana contro il nostro Gruppo". Lo sostiene una nota del gruppo a commento della decisione del giudice del lavoro. "Attendiamo di conoscere nel dettaglio le motivazioni della stessa, non ancora depositate dai magistrati, ma fin d'ora - continua Mediaset - rendiamo noto che appelleremo questa decisione in tutte le sedi competenti".
postato da: calcutta alle ore 13:15 | link | commenti
categorie:
lunedì, 25 maggio 2009

NUCLEARE. PENNA: SBAGLIATA E COSTOSA LA SCELTA NUCLEARE

centrale nucleare

"Il Senato ha dato il via libera al ritorno al nucleare. Questa scelta del Governo è profondamente sbagliata e contraria agli interessi energetici del Paese perché il nucleare rappresenta una tecnologia vecchia, inquinante, insicura e costosa. -cosi' Renzo Penna candidato di Sinistra e libertà nella circoscrizione Nord ovest - Inoltre -prosegue Penna - l’impegno sul nucleare vanificherà ogni altra forma di produzione energetica come le fonti rinnovabili, condannando l’Italia all’arretratezza tecnologica e rinunciando alle opportunità economiche e occupazionali (250.000 posti di lavoro solo in Germania) e di sostenibilità che le rinnovabili invece garantiscono.
L’Italia in campo energetico non può permettersi di tornare indietro, ma deve guardare al futuro  puntando sul risparmio, sull’efficienza nella produzione e negli usi finali e sullo sviluppo delle rinnovabili- conclude Penna - come stanno facendo le nazioni più avanzate con in testa gli Stati Uniti."
 


postato da: calcutta alle ore 08:42 | link | commenti
categorie: ambiente
sabato, 18 aprile 2009

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA A VILLASOR

 

di Antonella Soddu



I riti della settimana Santa superano, per solennità e importanza, le stesse festività del Natale. In Sardegna in particolare, dove la Pasqua è chiamata dagli anziani Sa Pasca Manna (Pasqua grande) quasi a voler sottolineare la solennità e un ruolo di primo piano rispetto, appunto, al Natale chiamato Paschixedda (Pasqua Piccola), sono tradizioni molto antiche e diffuse che spaziano dal campidano al logudoro ma anche nei paesi barbaricini. L' influenza iberica è alla base della maggior parte di riti, processioni e momenti corali particolarmente sentiti dai fedeli. Ampio risalto hanno soprattuto le processioni dei misteri, il rito de S' Iscravamentu o Su Scravamentu a seconda del dialetto, de S'Incontru. Anche Villasor non è da meno, i riti e le processioni della settimana santa si svolgono anche da noi con solennità e foltissima partecipazione della nostra comunità e non solo, si riscontra la presenza anche di persone che vengono da fuori per assistervi.

Si inizia con la tradizionale Domenica delle palme che da inizio a tutte le altre celebrazioni liturgiche della passione e morte di Gesu', dalla chiesa Parrocchiale di San Biagio ci si avvia in processione verso Su Guventu in cui sorge l' antichissima chiesetta dedicata a Sant' Antioco Martire ( Sant'Antiogu du zerriasu in Biddasorrisi ) qui, nella piazzetta antistante la chiesa con il portone spalancato a rimarcare l' ingresso di Gesù' a Gerusalemme, si benedicono le palme laboriosamente intrecciate in un gioco di figure, che le rendono quasi dei piccoli monumenti, da abili lavoratori di palme ( se cosi li volgiamo chiamare). Curioso e sapere che anticamente erano le donne che intrecciavano le foglie delle palme in forme diverse ottenendo poi veri e propri capolavori, la palma piu' bella veniva offerta al sacerdote che la utilizzava per benedire le altre. Una volta benedette, le palme vengono conservate nelle abitazioni in capo al letto (in conca a lettu ) insieme al rosario d'argento (s'arrosariu e prata ) e al quadro raffigurante la Madonna o Gesu' (su quadru de conca e lettu ). Alle palme benedette su unisce anche un ramoscello d' ulivo simbolo di pace e fratellanza. C'è da dire che, in alcuni paesi, l' uso di palme e ramoscello d' ulivo sono ancora considerati una superstizione pagana. Una credenza popolare vuole che venissero come amuleti che erano in grado di tenere lontano il malocchio. Come detto prima, la benedizione delle palme si rinnova di anno in anno, quelle dell'anno precedente vengono portate in chiesa e bruciate nel giorno del mercoledì delle ceneri, anche in questo caso è credenza popolare che quelle dell'anno precedente vengano bruciate con lo scopo di evitare profanazioni. Hanno inizio così le funzioni religiose e quelle rituali e tradizionali della settimana santa, le quaranta ore ( is corant'orasa ) dedicate alla meditazione, alla preghiera, alle confessioni etc., il mercoledì santo dedicato ai misteri, viene portata in processione per le vie del paese il simulacro della Madonna Addolorata con lo scopo di ripercorrere le stazioni della passione e morte di Gesu', il tutto è come un racconto che il popolo può vedere e ascoltare e partecipare piu' sentitamente alla passione e morte di Gesu':

  • Gesu' prega nell' orto degli ulivi

  • Gesu' legato è portato da Pilato

  • Gesu' riceve i “simboli” regali, la Corona di Spine, lui, il Nazzareno re dei Giudei.

  • Gesu' viene legato a un palo e flagellato

  • Gesu', condannato a morte viene costretto a portare la croce

  • Durante il suo cammino cade e un uomo, Simone il Cireneo, lo aiuta a rialzarsi e a portare la croce, una donna gli asciuga il volto, è la Veronica.

  • Gesu' crocifisso muore sulla croce.

Il Giovedì Santo i riti religiosi prevedono la messa poi, la messa del “Coena Domini” durante la quale viene ricordata l 'istituzione dell' eucarestia avvenuta nell ultima cena di Gesù' con i dodici apostoli. Il Sacerdote consacrata l' ostia, la colloca in una teca nella cappella laterale della chiesa allestita come fosse un sepolcro, in molti paesi è ancora oggi molto sentita la visita dei fedeli al “sepolcro” che inizia nella tarda sera del giovedì e prosegue per tutta la mattinata del venerdì fino al mezzogiorno, viene chiamata l'ora in sardo s'ora. Quest'usanza si mantiene anche a Villasor. Un'altra usanza legata al “sepolcro” è l' addobbo di quest'ultimo con “Su Nenniri”, oppure secondo alcuni dialetti: ninniri, ninneri, prattu a Deus, sepulkri. un'altra antica usanza: “Le mamme ancora in periodo di allattamento, dopo aver fatto la comunione, si affrettavano ad allattare i figli nella convinzione che l' ostia consacrata appena presa avrebbe benedetto anche il latte”. Ma ritorniamo al nenniri, cos'è? Altri non sono che chicchi di grano posti in un piatta sul cui fondo viene steso uno stratta di bambagia umida. La “semina” avviene solitamente il mercoledì delle ceneri o non piu' tardi di venti giorni prima del giovedì santo. I chicchi devono essere tenuti rigorosamente al buio, in passato si tenevano anche sotto i letti, e con la bambagia sempre umida. E essi germogliano e dopo qualche settimana si possono vedere steli alti e fitti di colore giallognolo questo perchè essendo cresciuto al buio non si è formata in loro la clorofilla che conferisce alla piante il classico colore verde. Infine si ornano con nastro di colore viola e fiori, cosi addobbato si portano in chiesa o si dispongono lungo le vie dove il venerdì santo, dopo il rito de Su Scravamentu, vengono portati in processione al buio la croce, il Cristo morto e la Madonna Addolorata. Alla funzione del rito de Su Scravamentu si registra una forte partecipazione di popolo, che si protrae fino a trada sera quando al rientro dalla processione si fa la fila per il bacio al Cristo, a Villasor si dice: A Basai a Gesu Cristu. Ma vediamo un po' di cercare di descrivere questo particolare momento fatto di raccoglimento, di preghiera ma anche di attaccamento alle nostre tradizioni piu' radicate in comunità. Subito dopo la celebrazione della messa, si da inizio alla funzione de Su Scravamentu, Cristo, ormai morto, viene deposto dalla croce. A compiere la pietosa azione sono is veronis, che delicatamente schiodano il primo chiodo dalla mano sinistra, poi il secondo dalla mano destra, poi il terzo dai piedi incrociati, i chiodi  vengono poi portati ai piedi della Madonna, successivamente anche la corona di spine dal capo di Gesu viene levata e posta intorno alla mani, giunte in preghiera, della Madonna. Ogni parola pronunciata dal sacerdote durante queste operazioni pietose, giungono al cuore dei fedeli presenti che commossi e prostrati fanno le loro preghiere. Con la processione de S' Incontru, hanno termine tutti i riti pasquali. Gesu' viene portato in processione cosi come la Madonna, di azzurro vestita a sottolineare la festa per la resurrezione. Quasi giunti al centro della piazza si assiste all' incontro di Gesu e sua Madre, l' incontro ravvicinato e preceduto da tre inchini dopo il terzo i simulacri vengono inclinati ad incrocio in modo da simulare il bacio di Gesu a sua Madre, accompagnato quest' ultimo dal suono incessante delle campane a festa e dalla banda musicale del paese e dall' incessante applauso delle persone (numerose) presenti.

Un'ultimo cenno, mi sia consentito, lo rivolgo all'ottima esibizione da parte del coro Nocte Surgentes che ha accompagnato le fasi de Su Scravamentu venerdì Santo.

Merita un cenno anche il particolare dell' origine dei riti della settimana santa in Sardegna. Molti studiosi asseriscono che le liturgie della settimana santa siano state introdotte nell' isola per lo piu' nel 400, durante la dominazione aragonese, ed in effetti di spagnolo si conservano molte definizioni e diverse caratteristiche di grande suggestione come dimostrano soprattuto i riti che si svolgono ad Alghero. - di Antonella Soddu



postato da: calcutta alle ore 17:30 | link | commenti
categorie: generale
domenica, 22 marzo 2009

DOPO IL SALVATAGGIO DAL NIDO DISTRUTTI, CAI/ALITALIA SEMBRA NON RIUSCIRE A SPICCARE IL VOLO...!

 

di Antonella Soddu



E' stata una delle promesse o se vogliamo, uno dei due cavalli di battaglia (di seguito parleremmo anche del secondo: munnezza!) di Berlusconi alla scorsa campagna elettorale per le elezioni politiche del 13/14 Aprile; eppure, oggi, Cai/Alitalia e il suo salvataggio sembrano essere un lontano miraggio o forse e meglio dire un abbaglio rispetto a quello che ci avevano voluto far credere. Due le mosse principali: una band company pubblica utilizzata allo scopo di far confluire i debiti e tutte le attività oramai in passivo della compagnia di bandiera “orgoglio nazionale” e, un'altra società su cui far confluire utili e asset in attivo della vecchia Alitalia (ma ne aveva veramente?) . La seconda è stata poi rilevata da CAI ( compagnia aerea italiana) una cordata di imprenditori italiani, capegiati da Colannino e Sabelli, uniti dal progetto comune di salvare la nostra compagnia di bandiera (che dire..., veramente un grande spirito di sacrificio), gli utili, i dipendenti. Aggiungo anche quello di avere una compagnia aerea privata tutta italiana e con ricavi in attivo. Si noti bene che una delle clausule piu' importanti dello statuto di costituzione della CAI (Colannino&Sabelli company) prevede il divieto di trasferimento, in gergo tecnico – lock up, e vendita di azioni CAI fino al 28 ottobre 2013. Questa nota è utile al fine di dare un senso a quest'articolo). Sappiamo tutti che si sono fatti avanti i francesi di AirFrance Klm in persona di Jean Cyril Spinetta i quali hanno mirato fin dall' inizio di questa spinosa (sembra doveroso usare questo termine ed accostarlo a Spinetta) vicenda tutta italiana, ad acquistare in tutto o in parte Alitalia..., mai si deva consentire una azione di svendita della nostra compagnia di bandiera!!! disse Berlusconi, e allora come mai proprio la scorsa settimana la Commissione europea ha definitivamente approvato l' acquisto, da parte del gruppo franco-olandese, di una quota di partecipazione del 25% di CAI? Fine del senso e dell'amor di patria?

Un campanello d'allarme viene anche dagli ambienti politici, lo stesso Casini ha di recente affermato: “ è evidente che prima della fine della legislatura la CAI diventerà francese”. Ma questo, oggi, appare solo il minore dei problemi da esaminare, perchè credo che infondo quello che conti sia salvare i posti di lavoro (era quello che voleva fare il governo Prodi?) Qualcuno ha fatto il grave errore di credere che facendo CAI, si facesse una compagnia in grado di produrre subito utili milionari ma, non ha tenuto conto della grave recessione in atto che inevitabilmente ha ridimensionato tutte le aspettative dei manager. O forse è solo un altro “piccolo” dettaglio? E' un dato di fatto che il traffico aereo mondiale sia crollato, si poteva pensare che ciò non accadesse anche in Italia? Secondo i dati forniti da assoaeroporti, in un anno in Italia c'è stata una riduzione di quasi un milione di passeggeri, a febbraio hanno viaggiato 7,7 milioni di passeggeri il che significa il 14% in meno rispetto a febbraio del 2008. Bene, la nuova società aerea di Colannino e Sabelli è decollata..., ma sembra avere ancora le ali pesanti per cui, spiccare in un volo decente pare un miraggio. - A. Soddu 22/03/2009 -

postato da: calcutta alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: attualità
sabato, 14 marzo 2009

LETTERA DI MONDINO IBBA

 


Cagliari, 5 marzo 2009



Cari amici, compagni e colleghi che mi avete sostenuto e affiancato in questi anni di impegno politico e nell’ultima campagna elettorale, vi ringrazio di cuore per la fiducia che mi avete accordato in tutti questi anni, mi scuso se in certi momenti non sono stato all’altezza e ho deluso alcune delle vostre aspettative. Posso assicurarvi di averci messo tutto l’impegno di cui sono capace e che di certo il contesto complessivo di emarginazione dei consiglieri regionali nel quale si è svolta la politica del governo regionale negli ultimi quattro anni e mezzo non è stato d’aiuto nel dare risposte ai bisogni della gente.

Ho cercato di rappresentare ideali, valori e programmi socialisti e ho basato le mie scelte – e il mio voto favorevole o contrario sui provvedimenti, sia in aula che in commissione – tenendo presente gli spazi ove potessero affermarsi libertà, giustizia sociale, merito, solidarietà, sviluppo economico e benessere della persona, tolleranza, laicità e riformismo.

Il meccanismo elettorale e lo scontro frontale tra i due colossi del sistema bipolare ha cancellato la rappresentanza socialista nel parlamento regionale, la massima istituzione democratica e autonomistica della Sardegna.

Ma la politica continua e a me pare che sarà una politica che sempre più avrà bisogno di una impronta socialista per il lavoro, l’istruzione e la cultura, la sanità, l’ambiente, la qualità della vita e la felicità delle persone.

Continuiamo, quindi, col nostro impegno per una buona politica. Lo faremo nei comuni, nelle provincie, nei posti di lavoro, nelle associazioni e nei movimenti culturali e politici, cercando di superare il nostro più grande e condizionante limite: la difficoltà a comunicare la nostra riflessione e la nostra proposta collettiva.

Cercheremo di usare tutti gli strumenti che oggi possiamo avere a disposizione; invito perciò tutti coloro che leggono questa mia a facilitare i nostri contatti, attraverso l’utilizzo sistematico della posta elettronica, internet, facebook, youtube e quant’altro per un più rapido e facile scambio di opinione e formazione di un’idea condivisa.

Quale futuro ci aspetta? Quale futuro aspetta i socialisti e la politica sarda? Ci sarà ancora una sinistra in Italia e in Sardegna? Cosa significano oggi destra e sinistra? Le vecchie categorie con cui si divideva fino ad oggi il mondo sono ancora valide?

Voglio iniziare a parlarne da subito affinché tutti - ed io per primo - superiamo lo scoramento e riprendiamo con energia e vigore a fare la nostra parte. Per questo motivo invito tutti coloro che ne avessero piacere, o che sono interessati al futuro dei socialisti (quindi non obbligatoriamente i soli socialisti “praticanti”), a partecipare ad un incontro-dibattito dal titolo:


Quale futuro per la politica in Sardegna?

Diritti dei cittadini e valori della politica


che si terrà sabato 14 marzo 2009 alle ore 9,30 nei locali dell’Hotel Holiday Inn sulla strada 554 in Viale Umberto Ticca, all’ingresso di Cagliari, a tre chilometri e mezzo provenendo da Elmas.

Grazie per la tua partecipazione all’incontro e al contributo che vorrai dare al dibattito con il tuo intervento.



Mondino Ibba

postato da: calcutta alle ore 14:51 | link | commenti
categorie: dibattito aperto
giovedì, 26 febbraio 2009

L' urgenza di un nuovo pensiero socialista

sul "forum del partito socialista", ho torvato questa interessante considerazione sull' argomento socialismo e socialisti, lo riporto quà:

"Elaborare il lutto è un percorso umano difficile e complesso, ma la storia della cultura e quella della civiltà insegnano che, se questo percorso è incerto e difficoltoso, l'individuo scopre l'interiorità, la creatività, la capacità critica.
Da vari anni la Sinistra italiana cerca di elaborare i propri lutti. Il lutto relativo al lavoro: è di pochi giorni addietro, ad esempio, la notizia di un'altra ragazza di vent'anni, morta tragicamente sul posto di lavoro nella gioiosa et amorosa marca, terra di prosecchi, di miliardi, e di tanti "Sindichi sierifi" tutto "farvest" e "polentausei" che infestano queste nostre martoriate lande del Veneto. Questa ragazza e tutte le vittime, anche quelle viventi, della fabbrica o del cantiere, la Sinistra non può dimenticare.
Il lutto relativo alla politica: abbiamo oggi una classe dirigente letteralmente presa dal panico. Attaccata da ogni parte, reagisce aumentando le proprie garanzie ed i propri privilegi con una dinamica difensiva sciocca ed ipocrita. E questo la Sinistra non può ignorare.
Il lutto etico e morale. In un paese dove un qualsiasi calciatore professionista il cui quoziente intellettivo è pari al valore che questo individuo rappresenta per la civiltà e l'umanità, si permette orologi da sedicimila euro, una velina qualunque guadagna migliaia di euro per mostrare seni e posteriore, un ciarlatano di capitan spaventa di industria, oltre a parlare a vanvera ogni momento, pasteggia e si sollazza tranquillamente a bordo di uno dei tanti panfili di sua proprietà, un ragazzo di vent'anni, apprendista sfruttato e precario, pagato veramente una miseria ( gli basterebbe avere mensilmente quello che spende in una notte di piccanti emozioni a luci rosse un pinco pallino di alto prelato per progettarsi degnamente il futuro), riesce a stento, quando riesce, a vivere dignitosamente del proprio lavoro, a costruire la propria felicità, diritto di ogni uomo. Vere tragedie morali che la Sinistra non può ancora ignorare.
Il lutto della cultura e della razionalità, minate ogni dove da integralismi e fascismi religiosi e non, da spiritualità fasulle portate all'eccesso grazie ad un linguaggio millenaristico ed apocalittico da guerra santa, da dogmatismi ecclesiastici di stampo medioevale e da qualunquismi mediatici superficiali e distraenti.
Questi alcuni esempi di lutti che la Sinistra deve cercare di elaborare.
Dopo, sono sicuro, rinascerà un nuovo Socialismo. Un Socialismo proiettato verso il futuro che riparta però dalle proprie radici idealistiche, utopiche, romantiche, riconoscendole senza negarle e senza per questo allontanarsi dal realismo o cadere in beceri tradizionalismi o conservatorismi assurdi, come quelli molto frequenti oggi nella nostra società ovvero tradizionalismi e conservatorismi che non sono assolutamente garanzie di verità, anche se spacciate per tali, ma sintomi paranoici di paura ed ansia che attanagliano degli individui malati, terrorizzati dalle incerte probabilità del domani. Un Socialismo privo di sovietismi che riunisca le proprie anime e ritorni a credere nelle idee che hanno fatto grande il pensiero e le azioni della Sinistra storica italiana.
Un Socialismo moderno che rifaccia suo il paradigma delle origini: lottare per un mondo più giusto per tutti, senza intellettualismi contorti o machiavellismi furbeschi, ritornando sul cantiere, nelle fabbriche, nelle scuole. Un Socialismo patrimonio di tutta l'umanità e di ogni singolo individuo. Un Socialismo guidato dalle idee eterne di libertà, di uguaglianza e di fratellanza. Un Socialismo che capisca che oggi tutto questo è estremamente necessario, urgente. Vitale
."


CLAUDIO MICHELAZZI - PARTITO SOCIALISTA _Costalta Di Cadore (Belluno)

postato da: calcutta alle ore 07:48 | link | commenti
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mercoledì, 25 febbraio 2009

LA CATASTROFE......: IL GIORNO DOPO

 
 
di Luigi Palmas
 
 
 
Il 15 e 16 febbraio 2009 nelle Elezioni Regionali della Sardegna si è ri-materializzata per la quinta volta consecutiva, dopo le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, la Waterloo del PD di Veltroni con un cumulo di errori compiuti, che hanno, di fatto, cancellato la sinistra storica in Italia.
 
Il tracollo elettorale della Sardegna arriva dopo i disastri non solo politici dell’ Abruzzo, quelli della Campania e della Toscana ma anche dopo il brutto spettacolo offerto sulla legge elettorale europea, sul testamento biologico e perfino su Gaza.
 
E’ stata certificata la disfatta di Soru, della sua politica chiusa ed autoritaria, di tutta la sua obbediente coalizione e di tutti i Partiti della sinistra storica.
 
Le consultazioni sarde si sono svolte ancora con la stessa legge delle Regioni a Statuto Ordinario, che volutamente è stata lasciata per cinque anni cosi’ com’è dal PDL e dal PD perché a loro fa comodo cosi’.
 
La legge elettorale avalla un sistema presidenzialista e bipolare che ha fatto, fino ad oggi, enormi danni al concretizzarsi dei diritti di libertà e di democrazia dei cittadini, oggi messi in grande pericolo.
 
Si è ripetuto, con l’imbroglio del voto utile, un duello truccato con premio di maggioranza precostituita (fino a sedici consiglieri eletti gratis, senza voto di preferenza) e sbarramento che spezzettano e distruggono le componenti della cultura democratica, quella popolare, la liberale, la socialista e i suoi rappresentanti.
 
I marxisti-leninisti, che hanno sempre voluto eliminare i loro avversari politici all’interno e all’esterno delle loro coalizioni, e gli stalinisti, entrambi sconfitti definitivamente dalla storia, dal Congresso del Partito Socialista di Livorno del 1921 fino ai demo-catto-comunisti, fondamentalisti, del compromesso storico di oggi col PD di Veltroni e Franceschini, in Sardegna di Soru, ci sono riusciti. Soru è riuscito, col silenzio compiacente di tutti i Partiti della coalizione, PD in testa, a perdere negli anni la collaborazione dell'Udeur, del Psd'Az e infine del Partito Socialista. Non poteva rimanere per il centro sinistra e la guida della Regione un fatto senza conseguenze. Quando si presenta diviso il centro-sinistra perde sempre e sarà destinato a perdere sempre.
 
Il Partito Socialista, coerente e scomodo perché libero, nemico delle politiche autoritarie con battaglie fatte in difesa della democrazia e del diritto al dissenso, liberale e parlamentarista, non è stato voluto da Soru e dal PD nella coalizione di centrosinistra.
 
L’ex Presidente, dopo la fine anticipata della legislatura e le sue dimissioni, studiate ad arte per non fare le primarie di coalizione che probabilmente lo avrebbero visto sconfitto, è stato imposto candidato nuovamente alla Presidenza dal PD commissariato da Veltroni. Non dimentichiamo che cosi’ ha giocato la carta del posticipo del rinvio a giudizio, dopo le elezioni, per il caso Saatchi&Saatchi insieme al suo capo di gabinetto catapultato da Tiscali.
 
Soru non ha voluto, con arroganza e dispregio, incontrare il Segretario Socialista Balia e la sua delegazione per discutere del programma e della situazione politica. Soru ha solo comunicato con una telefonata al Segretario Nazionale del PS Riccardo Nencini che il programma era stato già confezionato da lui e non era discutibile e che i Consiglieri erano chiamati solo ad attuarlo. Ha altresi preteso di fare lui le liste del Partito Socialista escludendo i Consiglieri uscenti e lamentandosi, con appellativi irriguardosi e non parlamentari, della consigliera M. Grazia Caligaris, che si era opposta fermamente alla sua politica autoritaria, denunciandola.
 
Nencini gli ha gentilmente e fermamente risposto per le rime mandandolo a quel paese e pregandolo di non richiamarlo più.
 
Il Partito Socialista, presentandosi coerentemente da solo e rimanendo schiacciato dalla logica bipolare e dai messaggi mediatici che andavano in questa direzione non sarà presente nel nuovo Consiglio Regionale con i suoi rappresentanti.
 
I Socialisti avrebbero fatto una grande battaglia per modificare una legge liberticida, la Statutaria, che attribuisce eccessivi poteri presidenzialisti, senza garanzie di contrappesi e senza disciplina del conflitto di interessi, come avviene in altri Paesi, p.e. gli Stati Uniti.
 
Avrebbero approvato il Piano Paesaggistico Regionale che non può essere di proprietà di nessun Presidente con la sua Giunta e strumento per fare i propri interessi, come intendeva Soru.
 
Il Partito Socialista non potrà incidere per la costituzione e per l’adozione di un nuovo Statuto Speciale aderente alle nuove necessità della nostra isola inserita in un contesto culturale, sociale ed economico globalizzato e di una legge elettorale rispettosa dell’essenza della democrazia, oggi violata da norme liberticide.
 
I dirigenti di alcuni Partiti hanno abbandonato l’appartenenza identitaria e hanno trovato collocazione nei due contenitori senza progetti né idee per avere una sedia comoda e sicura e per sopravvivere con uno spoil system di comodo e arbitrario.
 
Questo sistema di potere imposto in Italia e in Sardegna, senza il consapevole consenso dei cittadini, da due oligarchie che, con leggi elettorali e mezzi di informazione truccati, stampa e televisione, di cui si sono appropriati, finanziati dallo Stato e televisione pubblica occupata in modo abusivo, senza regole, come è avvenuto in modo scandaloso ancora di più nelle campagne elettorali, prima nazionale e poi regionali, ha garantito la conservazione e creato confusione sul ruolo dei Partiti e delle Istituzioni, ha portato alla spettacolarizzazione della politica e al bipolarismo che poco hanno a che fare con la democrazia, anzi ne legalizzano la negazione.
 
Questo modello sta portando, invece, a percorsi pericolosi di allontanamento dei cittadini dalla partecipazione a scelte democratiche, di rappresentanza nelle assemblee elettive e a indicazioni per il potere nelle mani di poche persone con grandi mezzi economici con cui comprano tutto, anche i mass media, i Partiti e le persone (che si fanno, tra l’altro con piacere, comprare) e a svolte autoritarie di stampo fascista.
 
La Sardegna, con un terzo di elettori aventi diritto al voto che si rifiuta per protesta o per nausea di andare a votare ( e questo è il dato più allarmante), ha dato un impietoso giudizio di Soru e del suo governo.
 
Ha stravinto, con ben oltre il 50% dei voti, Cappellacci e il PDL con l’UDC, i Riformatori, l’UDS, il Nuovo PSI, il PSD’AZ, il MPA. Certo è che dopo cinque anni di centrosinistra, una terra in piena crisi ha deciso di cambiare, ha affidato le sue speranze alla coalizione di centro, la denominazione abituale di centrodestra non è oggi esatta, non essendoci né la Lega, razzista e xenofoba, né un partito che si dichiara in modo netto di destra, come A.N.
 
Ha punito, considerandolo il principale responsabile, il padre-padrone del centrosinistra. Soru torna a casa, padre-padrone di niente: è una sconfitta per chi aspirava e sembrava pronto a diventare il dittatore del Partito Democratico e a distruggere con i suoi silenzi l’estenuata loquela di Veltroni, gli altezzosi “diciamo” di D’Alema, persino le concioni tecno-politiche di Bersani oltre le mirabolanti analisi gesuitiche di Franceschini e le genuflessioni di Rutelli. 
 
Ma la catastrofe sarda ha cancellato di colpo tutti gli scenari che si erano costruiti per il padrone di Tiscali. Un disastro che Soru avrebbe dovuto presagire. Perché doveva prevederlo? Perché a furia di dividere e di eliminare si perde. Perché le elezioni del 15-16 febbraio in Sardegna erano le prime a svolgersi sotto il segno malvagio del Grande Crollo Economico.
 
Le vittorie di questo ciclo del centrodestra erano state viste già un secolo fa. Il trionfo di Berlusconi nelle politiche del 2008. Poi il successo di Alemanno a Roma. Infine lo sbarco in Abruzzo. Quest’ultimo era arrivato in dicembre, quando lo tsunami partito dagli Stati Uniti non si era ancora imposto con ferocia in casa nostra.
 
I sardi hanno detto no alla politica del no come metodo di governo, ai veti, ai lacci e ai cappi che hanno caratterizzato questi cinque anni, alle tasse su case e barche, alle leggi finanziarie e ai bilanci severamente sculacciati dal Tar e dalla Corte Costituzionale, alle bugie, allo stravolgimento delle regole e del diritto, all’arroganza, alla prepotenza e all’autoritarismo elevati a metodo, squilibrato e paranoico, di governo.
 
La Sardegna implorava posti di lavoro, non li ha visti, anzi sono stati sistematicamente, scientificamente e ideologicamente, distrutti come quelli della Formazione Professionale. Chiedeva con forza tranquillità economica: l’ha solo sognata. Reclamava che imprese investissero sulla sua terra. Assolutamente niente di tutto ciò. E la punizione dalle urne è arrivata puntuale.
 
Soru ha sempre contestato i dati dell'Istat, ha ripetuto che l'occupazione, soprattutto quella giovanile, in Sardegna era cresciuta. Nei giorni scorsi l'Eurostat, l'ufficio europeo di statistica, ha confermato che tra i giovani dai 15 ai 24 anni la Sardegna è ai primi posti della disoccupazione con un tasso del 32,5 per cento. Per non parlare della scuola, un disastro, agli ultimi posti in tutto il Continente, secondo i parametri Europei.
 
E con Soru hanno perso tutto il centrosinistra e il Pd, dilaniato dall'ex governatore, con una spaccatura verticale e metà partito nella sostanza eliminato, secondo la prassi marxista-leninista, di cui parlavamo prima. E ha perso Veltroni, che ha continuato la sua caduta libera ed è diventato ormai un vascello sul punto di affondare in un mare in tempesta.
 
Si è dimesso. Ha fatto bene. Ha sempre diviso, ha eliminato la coalizione di centro sinistra, privilegiando il populismo e la demagogia di Di Pietro, che gli mangia oggi la pastasciutta in testa.
 
Ha la vocazione maggioritaria, vuole la maggioranza della minoranza nel Paese per il PD (dopo aver distrutto la maggioranza dell’Ulivo e il Governo Prodi - a proposito il Professore cosa dice?) per i prossimi vent’ anni, come minimo, come profetizza Veronica Lario, la moglie di Berlusconi, in tono sarcastico, ma preciso.
 
Tutta l'alleanza di centro che ha lottato compatta intorno al suo candidato Capellacci ha dimostrato che solo se si è uniti si vince. Ma, finita la sbornia di questo successo, da Cappellacci si attendono fatti concreti. La Sardegna non può più aspettare, ha bisogno di una durissima cura per guarire da questa febbre che l'ha messa in ginocchio.
 
Le promesse elettorali devono subito essere mantenute, dai bonus ai disoccupati agli interventi per le aziende. E anche il governo Berlusconi, dopo la demagogia, deve far seguire i fatti a ciò che è stato detto in campagna elettorale. E' arrivata la sterzata, alibi non ce ne sono più. In palio c'è il futuro. Chi sbaglia paga. Speriamo che a farne le spese non siano sempre i più deboli, i più indifesi, i non rappresentati, coloro che non hanno avuto e che non hanno più voce oggi.
 
I cittadini devono essere vigili, devono partecipare e non farsi imbrogliare, non vedere solo spot elettorali continui nelle televisioni di proprietà del PDL e del PD, per conoscere e quindi per deliberare liberamente, laicamente e democraticamente.
 
Devono eleggere i propri rappresentanti a giugno nel Parlamento Europeo. Perché i gruppi parlamentari del Pd, dopo le dimissioni di Veltroni, hanno approvato con il PDL la legge elettorale per le europee, che renderà più evidente il loro crollo elettorale, consentendo di buttar giù dall’aereo i piccoli partiti, come facevano i generali golpisti ? In quale famiglia culturale e politica il PD si accaserà, dato che non ha firmato il Manifesto dei Socialisti Europei per le Elezioni Europee, si dichiara non Socialista, non di sinistra ma di centro e quindi non aderirà al Partito Socialista Europeo? Probabilmente, come vogliono Rutelli, Fioroni, Bindi e tutti gli ex democristiani, nel Partito Popolare Europeo, a fianco dei deputati di Berlusconi. Faccia opposta della stessa medaglia.  
 
I cittadini a giugno eleggeranno anche i propri rappresentanti in molti Comuni, si spera per difendere i diritti di tutti e per riformare e far progredire la società in modo democratico e pluralistico, come dice la Costituzione, calpestata oggi da leggi elettorali truffa, ignobili, da repubblica delle banane, che escludono, ormai, dalla rappresentanza nelle assemblee elettive, otto milioni e mezzo di cittadini italiani.
 
La sconfitta di Soru ha aperto ufficialmente la crisi del P.D.: i Socialisti sono interessati a che questo avvenga per ricostruire una nuova alleanza riformista nel Paese, che si saldi nelle origini del movimento riformista e nelle migliori esperienze del Centrosinistra italiano, fra le quali non c'e' ne' il compromesso storico, né il comunismo, ne' l'alleanza con Di Pietro, giustizialista, demagogo e populista.
 
Si tratta ora, sin dalle alleanze per i prossimi rinnovi dei Consigli Comunali, di ricostruire dalle fondamenta uno schieramento riformista del tutto nuovo rispetto a quello esistente.
 
Al letale isolamento di questo P.D. conviene sostituire un ‘patto per il futuro' che renda competitiva la sinistra italiana, isolando le frange radicali e demagogiche. Ci può essere, allora, una terza via? Si! La terza via è rappresentata dal rispetto e dal diritto all’esistenza di tutte le forze politiche e dalla sconfessione di quanto è accaduto dalla primavera del 2008 ad oggi in Italia: la maggioranza in un Paese democratico non può usare l’ingegneria elettorale per condurre avvilenti campagne di pulizia etnica e questo – neanche quando è egoisticamente ed irresponsabilmente assecondata dai partiti dell’ opposizione -, manipolando il sistema ed introducendo soglie di sbarramento al solo scopo di mettere fuori gioco quanti a destra non condividono il progetto politico del PDL di Berlusconi, e, a sinistra, quelli che non sono con il P.D. del disastro Veltroni e del vice disastro Franceschini, come li definisce il giovane vincitore delle primarie del P.D. per la candidatura a Sindaco di Firenze. 
 
Non serve al Paese la messa al bando delle forze politiche che per storia sono tra le più vicine alla gente comune dalla quale traggono le ragioni alla loro esistenza e delle cui istanze sono portatrici.
 
Serve invece una scossa, un risveglio delle coscienze, una mobilitazione per una ricostruzione del tessuto sociale e politico dell’Italia da parte dei democratici veri, secondo il pensiero laico, liberale e socialista, che è maggioranza  in Europa.
postato da: calcutta alle ore 09:41 | link | commenti
categorie: politica